A volte, per fare il ritratto sincero del mondo della pubblicità bastano pochi spiccioli. In questo caso appena Lire 26.900, che se non lo conosci ancora è il libro che potrebbe cambiare (nel bene e nel male) il tuo modo di approcciare il mestiere del creativo.

Lessi questo libro per la prima volta all’università, quando ancora non avevo idea che mi sarei ritrovata tra le mura di un’agenzia pubblicitaria. Adesso, rileggendolo a distanza di 10 anni, dopo essermi ripresa dallo shock di constatare che fosse passata davvero una decade non ho potuto non sorridere a ogni capitolo concluso.

Perché Lire 26.900 (titolo originale “99 franchi”) di Frédéric Beigbeder (quello che, per inciso, ha scritto anche “L’amore dura tre anni”) è quanto di più verosimile e onesto leggerai mai su questo mondo, condito ovviamente da una buona dose di cinismo e irriverenza che prende a sberle l’approccio disincantato di chi è alle prime armi.

Octave, ti ricordi quando per Barilla ci avevi proposto una baseline con la parola “felicità”?
“Ah sì… l’ufficio legale ci aveva spiegato che non si poteva, giusto?”
“Sì! Perchè la parola “felicità” è un marchio depositato dalla Nestlè! LA FELICITà APPARTIENE A NESTLÈ!”

Diciamolo: è grottesco, sboccato, volgare, presuntuoso, esasperato. Ma se ci pensi, non lo è a volte anche il mondo pubblicitario? In una minima percentuale, certo, ma del resto stiamo parlando di un romanzo, e se ti aspetti di trovarci la vera verità allora risparmiatelo che fai prima.

Se può venire difficile immedesimarsi nel protagonista, Octave, durante i momenti di vita privata tra sesso, droga e rock’n’roll, è impossibile non provare solidarietà durante la narrazione tragicomica delle sue vicende lavorative, sin dall’incipit:

“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta, ritoccata in Photoshop. Immagini leccate, musiche nel vento. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l’auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l’avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché la gente felice non consuma. La vostra sofferenza dopa il commercio.”

Anche se la mia citazione preferita rimane indubbiamente questa piccola perla, elaborata da Octave dopo il millesimo rifiuto del cliente delle proposte creative presentate:

“Octave, Charlie… a questo punto vi lancio un SOS.”
“Loro stanno già preparando una SUS! Ma ehm… in che cosa consiste esattamente questa SUS?”
[…]
Charlie si gira lentamente verso di te e spara la parola d’ordine: “La Stronzata dell’Ultimo Secondo”.
“Vai!”
E in un minuto d’orologio tu e Charlie elaborate la pubblicità che tutti i clienti sognano: qualcosa di carino, dolce, inoffensivo e menzognero destinato a un vasto pubblico di vitelli belanti (poiché in seguito a diverse manipolazioni genetiche, è ormai possibile far belare i bovini).

Insomma, non aggiungo altro. Se anche tu hai lanciato una SUS almeno una volta dalla vita, non puoi non leggere Lire 26.900. Se vuoi investire i tuoi risparmi in questa piccola, dissacrante perla, la trovi qui:

 

 

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