Lasciarsi ispirare dal mondo che ci circonda non è cosa semplice. Ci vuole talento, infatti, per cogliere i dettagli del quotidiano e dargli un volto fantastico, che tu e solo tu puoi immaginare. Eppure qualcuno ci riesce con una naturalezza a tratti disarmante. È il caso di Martina Gianlorenzi, in arte Martina Bu.

Mi sono imbattuta nei suoi mondi illustrati per caso, come spesso accade nel mondo dello zapping digitale tra Instagram e similari. L’amo è stata una moleskine con minuziosi disegni di leccornie orientali, un diario di viaggio illustrato che ti fa sbavare da un lato e innamorare dall’altro. Da lì il passo verso la scoperta dei suoi lavori è stato breve, giusto il tempo di un clic.

Ecco dunque che come tante scoperte contemporanee galeotto fu il social network: e ben venga! Perché è così che ho avuto modo di contattare questa bravissima artista, chiedendole un’intervista. La sua risposta non ha tardato ad arrivare: ed eccola qui!

Martina Gianlorenzi: identificati!

Metà architetto e metà illustratrice, disegno da quando ho 5 anni.

Mi risulta sempre un po’ difficile parlare di me, per questo preferisco raccontarmi attraverso le illustrazioni.

Dopo essermi laureata in Architettura a Roma, ho subito iniziato a cercare lavoro. Finché un giorno, nella libreria della stazione Termini, in attesa del treno che mi avrebbe riportata a casa, mi sono imbattuta in uno splendido albo illustrato. E così ne ho aperti altri e ho scoperto che, io da sempre appassionata d’arte, avrei potuto trovarne anche qui. È stato allora che ho deciso che una parte di me si sarebbe dedicata fino in fondo al disegno.

Quattro anni fa ho trovato lavoro in uno studio di architettura in Piemonte. Così ho lasciato Frascati per trasferirmi a Torino, con due valigie e l’entusiasmo per avere in tasca anche il mio primo contratto con una casa editrice.

Mi chiamo Martina Gianlorenzi, ma quando disegno mi firmo Martina Bu.

Intervista a Martina Gianlorenzi

Come trascorri una tua giornata tipo?

La sveglia dei giorni in cui so che mi dedicherò esclusivamente al disegno è sempre carica di entusiasmo ed energia. Vado a correre presto, e dopo una bella doccia mi siedo al tavolo da disegno. Se ho uno storyboard da preparare o in generale una nuova immagine da pensare, mi ci dedico subito, a mente fresca, per poi buttarmi su carta o tela. A quel punto non so smettere e rimango al tavolo fino a sera, ascoltando la radio e fermandomi solo per mangiare (anche il cibo, in effetti, è una grande fonte di ispirazione).

Di cosa non potresti fare assolutamente a meno?

Correre e fare sport. Non che io sia un’ossessionata dallo sport, ma correre all’aria aperta o nuotare mi permette di rilassarmi e di dedicarmi, poi, più proficuamente al mio lavoro. Inoltre le idee di cui vado più fiera sono venute sempre lontano dal tavolo da disegno, mentre camminavo o correvo.

Poi viaggiare. È per questo che nei miei viaggi porto sempre con me un taccuino in cui appunto quello che vedo, e schizzo idee per nuovi disegni. Credo che ogni viaggio devii almeno un po’ la direzione del proprio stile arricchendolo di nuovi spunti e punti di vista. E così spesso penso a personaggi perfettamente ispirati ai luoghi che visito.

Com’è nata la tua passione per l’illustrazione?

Quando avevo cinque anni mio padre mi ha insegnato a disegnare Topolino partendo da tre cerchi: uno per il volto e due per le orecchie. Da quel giorno mi sono esercitata per settimane provando a migliorare sempre di più il mio Topolino, per poi passare ai personaggi dei cartoni animati che preferivo, riempiendo le pareti della mia stanza di Goku, Anna dai Capelli Rossi, Lady Oscar e Ranma 1/2. Mi piacevano le cose belle, i quadri che vedevo nelle case della gente, nei musei e, soprattutto, di quelli che sembravano, da soli, raccontare una storia, come le opere di Bosch e Arcimboldo.

Intervista a Martina Gianlorenzi

Qual è il progetto di cui vai più orgogliosa?

Su ogni progetto ho messo impegno e, tra le mille critiche che ho sempre mosso a me stessa, sono riuscita comunque a trovarci anche qualcosa di cui essere orgogliosa.

Ma lavorare a “The world feast” per la casa editrice Kalimat degli Emirati Arabi mi ha entusiasmato, permettendomi di confrontarmi con linguaggi grafici e metodi di lavoro totalmente diversi da quelli ai quali ero abituata, toccando con mano quanto lo stile editoriale cambi da Paese a Paese. La sfida per me più rilevante è stata quella di trovare il modo di illustrare chiaramente dei concetti che fossero chiari anche a bambini appartenenti ad una cultura così diversa dalla mia.

Cosa vuoi fare da grande?

Mi entusiasma l’idea di lavorare con case editrici e gallerie d’arte e mi impegno ogni giorno per raggiungere questo obiettivo.

Intervista a Martina Gianlorenzi

Qualche spoiler sui tuoi prossimi progetti?

Alla fine dell’anno uscirà un libro illustrato al quale tengo molto con Edizioni Anicia, la casa editrice con la quale ho già pubblicato “Sempre la solita minestra” di Gabriele Muciaccia e “Un anno di favole” di Giulia Basile”.

E poi, chissà, magari dal mio freschissimo viaggio in Giappone nascerà qualcos’altro.

Intervista a Martina Gianlorenzi

Su martinabu.com puoi trovare tutti i lavori di Martina Gianlorenzi.

 

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