Lavorare nel cinema è un sogno di tanti, ma in pochi possono dire di esserci riusciti. Forse perché in pochi riescono a dimostrare la passione, la perseveranza e lo spirito di sacrificio che un grande sogno comporta. Ma se c’è una persona che ha tutte le carte in regola per rientrare in questa piccola rappresentanza, quella è di sicuro Chiara Rap (nome che da sempre mette alla prova la mia R arrotata ma che per sua – e tua – fortuna è difficile da dimenticare).

Il suo percorso è l’esempio che riporto sempre durante i discorsi di stampo “riuscire a realizzarsi nel proprio futuro lavorativo”. Perché fin troppo spesso sento di persone con millantati progetti creativi che gettano la spugna al primo tentativo, o addirittura senza tentare. Mentre Chiara ha sempre avuto ben chiaro dove volesse arrivare e ha avuto l’astuzia di modellare il proprio percorso sfidando il caso anziché subirlo. Quel tipo di pragmatismo che non solo ti permette di vivere con le tue forze, ma anche di realizzare il tuo sogno e, perché no, ricevere i riconoscimenti che il tuo lavoro merita.

Intervista a Chiara Rap

Il suo ultimo cortometraggio, Green Tea, ne è l’esempio calzante. Infatti, non solo ha recentemente suscitato il plauso del pubblico lo scorso 22 aprile durante il Lovers Film Festival a Torino. Ma è anche stato selezionato da Rai Cinema Channel tra i trenta corti in concorso al Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera. Per quest’occasione, infatti, sarà proiettato al Cinema Quattro Fontane di Roma, il 28 aprile, in attesa di scoprire l’esito del concorso.

Ma per tua fortuna Green Tea è disponibile in esclusiva anche online. Ti consiglio di guardarlo perché è una storia in cui difficilmente non ti identificherai, in quanto è un racconto universale, narrato con l’immediatezza del quotidiano di cui Chiara è eccellente padrona.

Vuoi scoprire di più su Chiara Rap? Questo è il momento giusto.

Chiara Rap: identificati!

Ciao sono Chiara Rap, residente in Sicilia ma domiciliata a Roma da più di 10 anni. Mi sono trasferita nella capitale per studiare al DAMS l’autunno dopo che l’Italia ha vinto i mondiali, sembra passato un secolo!

Il piano era quello di fare la regista, ma dopo pochi mesi ho capito che non l’avrei di certo imparato in quella sede. Così, finiti gli studi universitari conditi con sei mesi di Erasmus a Barcellona, ho iniziato a frequentare un’accademia per film-maker.

Studiavo a cinecittà e imparavo a parlare con un linguaggio tecnico, a direzionare un boom con l’asta e a giocare con le gelatine orange e blu. In quell’anno ho anche scoperto che la “produzione cinematografica” non si racchiude solo nella figura di chi mette i soldi, bensì di chi li gestisce.

E udite? Mi veniva bene!

Così una volta terminata l’accademia ho iniziato a fare la volontaria sui set come assistente di produzione e, collateralmente, scrivevo e giravo cortometraggi da regista. In questi anni ho alternato momenti di lavoro frenetico a momenti di scrittura creativa, l’ansia di non arrivare a fine mese con emozioni di gioia infinita per aver vinto un premio o semplicemente essere riuscita a realizzare fino alla fine un mio piccolo film. Quando mi deprimevo perché non c’era lavoro, partivo… cercando il mio posto nel mondo. Ho vissuto in Germania e in California, ma alla fine sono tornata a casa. Adesso, sempre residente in Sicilia ma domiciliata a Roma, continuo a lavorare in produzione, ritagliandomi di notte del tempo libero per portare avanti i miei progetti, sognando che prendano forma il più presto possibile.

Intervista a Chiara Rap

Come trascorri una tua giornata tipo?

Diciamo che ho 3 tipi di giornate tipo.

  1. Giornata tipo set. Comincia la sera prima, quando punti la sveglia alle 4.30 e sei in macchina alle 5 per andare a prendere un attore che ha tantissima voglia di parlare e ti tiene sveglio fino a quando non arrivi sul set (che magari sta a un’ora di distanza) dove morirai di noia o di collasso fisico per le prossime 12 ore (almeno). Quando torni a casa riesci a malapena a farti una doccia. Dimentica la tua vita sociale!
  2. Giornata tipo ufficio. Ti senti un impiegato statale, o meglio una persona normale. Esci di casa non prima delle 9:30 e torni per le 20:30 al massimo, ti fai un’ora di pausa e passi la tua giornata a organizzare il lavoro tuo e quello di altre 30/50/100 persone. La sera riesci anche ad andare a giocare a basket e a farti una birra con un vicino di casa.
  3. Giornata tipo non-sto-lavorando-posso-scrivere. Tendenzialmente stai a casa a scrivere e ti porti avanti con le scadenze. Alterni gli ambienti di lavoro passando dal divano di casa tua a quello di un tuo amico o collega che condivide le tue stesse passioni, passando ore a fare brainstorming e a cucinare cookies e muffin. Le giornate tipo non-sto-lavorando-posso-scrivere prevedono anche un’agenda fitta di impegni dove provi a incastrare pranzi e cene per vedere tutti gli amici che trascuri nelle giornate tipo 2 o 1.

Intervista a Chiara Rap

Di cosa non potresti fare assolutamente a meno?

A questo punto devo farmi perdonare… Ovviamente dei miei affetti: gli amici, la famiglia, le ipotetiche frequentazioni part-time o long-time. Sono un’animale sociale e anche se spesso li snobbo perché sono troppo impegnata, senza di loro sarei persa. Sono la mia fonte di ispirazione primaria e la mia risorsa più grande.

Com’è nata la tua passione per la regia?

Onestamente non lo so, sicuramente c’è una forte influenza da parte dei miei genitori da sempre impegnati nella realizzazione di spettacoli con le scuole.

Poi è una passione che si è sviluppata un po’ da sé. A 8 anni mi sono fatta regalare una telecamera per la prima comunione, non so bene il perché ma ero fissata con l’idea di riprendere e di rivedere quello che riprendevo (nb. sono una pessima operatrice, riuscirei a fare mossa anche una ripresa fatta su un cavalletto). Alle medie mi riscrivevo i sogni e ci cucivo su delle storie. Sempre alle scuole medie ho girato il mio primo cortometraggio per un concorso sulla “legalità” (temi imposti dal Ministero dell’Istruzione) e l’ho montato con due registratori… reperto storico che purtroppo è andato perduto.

Insomma è una passione che c’è sempre stata e che ho messo a fuoco col passare degli anni, ma i soggetti cambiano e cambia anche la lente con la quale inquadrare, quindi lo “sforzo” della messa a fuoco è un pensiero costante.

Qual è il progetto di cui vai più orgogliosa?

In realtà un po’ tutti, perché ogni lavoro che ho realizzato, che si parli di una sceneggiatura o di un corto girato, ha avuto un ruolo importante nella mia vita e nella mia formazione di artista. Volendo fare una cernita, diciamo che sono due i lavori di cui vado più orgogliosa.

Il primo è l’ultimo corto: Green Tea. Un cortometraggio che ho scritto mentre vivevo a Los Angeles e che sono riuscita a girare dopo due anni. Adesso è in giro per i festival, ed è una bella soddisfazione. Mentre il secondo è un progetto per un lungometraggio di cui ho scritto la sceneggiatura con una mia collega dal titolo Cuatro chicos en Fuga che ha vinto il Premio Solinas Italia-Spagna nel 2016. Un grande riconoscimento che purtroppo non ha ancora raccolto i suoi frutti (ma li raccoglierà, lo spero). Tuttavia, vincere un premio di scrittura risulta una gran bella soddisfazione, soprattutto se sai di essere leggermente dislessica.

Intervista a Chiara Rap, regista poliedrica tra film, corti e sorsi di Green Tea

pssst! Guarda Green Tea qui!

Qual è la tua più grande fonte di ispirazione quotidiana?

Ovviamente la vita e le persone che incontro (che sono davvero tantissime). Le mie storie sono pregne dei miei viaggi e delle mie inclinazioni. Una delle fonti più grandi sono gli adolescenti, mi è capitato di insegnare cinema al liceo e alle scuole medie e quello che succedeva in quelle aule era qualcosa di magico. I ragazzi ti sorprendono e ti deludono alla velocità della luce, sono affamati di avventure ma credono di essere a dieta. Insegnare loro ti apre la mente e ti inonda di informazioni contraddittorie necessarie per un autore.

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Cosa vuoi fare da grande?

Sai che non lo so più?

Ultimamente sto mettendo a fuoco un sacco di sfaccettature del mio carattere e credo che risponderti “la regista” sia limitante. Di recente ho visto The Greatest Showman, e ho capito quanto mi piaccia intrattenere la gente.

Amo scrivere, mi piace inventare storie e sento l’esigenza di raccontarle attraverso una macchina da presa. Amo lavorare con gli attori e amo innamorarmi di loro ogni volta che indossano un personaggio che scrivo.

Ma sto scoprendo anche la sottile arte dell’autore televisivo, che muove pedine già esistenti rammentandoci storie straordinarie.

E ti dirò di più, sono un’appassionata di astrologia e amo tantissimo cucinare. Se avessi un capitale da investire, probabilmente, aprirei un lounge bar con un piccolo palco, dove la gente può venire a scrivere come succede negli Starbucks americani e a esibirsi (un po’ l’immaginario di Sebastian in LaLaLand). Dubito però che una volta aperto potrò gestirlo, poiché quel giorno sarò impegnata a ritirare l’Oscar al Kodak Theatre e a ringraziare J.K. Rowling, Joss Whendon e Time Rice per avermi ispirata.

Per farla breve, da grande voglio continuare a sognare, emozionarmi ed emozionare, e se proprio devo dirla tutta, senza sembrare venale, spero che qualcuno mi paghi per farlo!

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