Sembrano lontani i tempi in cui, tra i tavoli di un bar di Catania, con Chiaccia (aka Chiara Cammarata) si parlava del futuro. Era il periodo in cui chi aveva capito cosa voleva fare da grande sembrava avesse fatto jackpot. Ma i più si ritrovavano smarriti in un limbo in cui il domani era avvolto da interrogativi e la risposta sembrava un enigma irrisolvibile. E pensare che molti di loro avevano la chiave del rebus in tasca e neanche lo sapevano! E Chiara era proprio una di loro.

Perché fino a quel momento la passione per la fotografia l’aveva accompagnata come una fedele compagna ma non aveva ancora rivendicato a pieno la propria importanza. Perché voler credere nella propria arte a tal punto da farne una professione è fin troppo spesso considerato un sogno ambizioso, addirittura presuntuoso. E Chiara, che è una delle persone più umili e dolci che ti possa capitare di incontrare, quasi non osava dire ad alta voce che in realtà il suo dilemma non era quello di non sapere cosa fare della propria vita, ma di avere un sogno forse troppo grande da realizzare.

Ebbene ripeto, quei tempi per fortuna sono lontani. Perché nel frattempo un’amica, un’artista, una fotografa è uscita dal guscio e ha deciso di scommettere sul proprio talento. E non solo ha scoperto un modo di raccontare storie, volti e sorrisi davvero sorprendente. Ma è anche riuscita a mostrarmi un lato della wedding photography (e sì, lo so, basta con questi inglesismi – chiamiamola fotografia di matrimoni) che mai avrei immaginato potesse esistere. I dettagli su questo argomento, e su tutti gli altri, li lascio alle sue parole ma soprattutto ai suoi scatti!

Chiara Cammarata: identificati!

Sono Chiara Cammarata, anno 1989, nata nel cuore della Sicilia (per capirci, quella senza mare) e sono così come mi vedi. Più il tempo passa più il mio nome diventa l’aggettivo che preferisco cucirmi addosso.
Sono cresciuta in una famiglia affettuosa che ha sempre amato l’Arte in tutte le sue sfaccettature, dal teatro, alla musica, alla fotografia, ed è per questo che a lei devo tutto. Durante i miei studi in Filosofia, all’Università di Catania, mia sorella mi regalò, col suo primo stipendio, la prima reflex. Per me fu un’arma e non smisi più di fotografare.
Fotografavo tutto, anzi, tutti, era un’esigenza. Così subito dopo la laurea, zaino in spalla, macchina fotografica al collo, andai a Bologna per seguire dei corsi e in seguito per lavorare in un’agenzia che si occupava soprattutto di fotografia matrimoniale. Fu li che pensai: “MIZZICA, MI PIACE!”. Da lì in poi ho cominciato a seguire le segnaletiche per le strade che accendessero in me un desiderio e provo ancora a farlo. Dopo Bologna ho vissuto per brevi periodi a Roma, Milano, Londra per poi tornare a casa, nella mia terra, dove adesso (per il momento) vivo.

Come trascorri una tua giornata tipo?

Il mio lavoro mi permette di vivere durante l’anno due quotidianità completamente diverse tra loro.
Durante l’inverno, infatti, mi sveglio, colazione bella strong, musica a tutto volume (che scelgo in base al mood delle mie giornate) e via con la routine: impagino album, ordino album, spedisco album, rispondo alle mail e postproduco le mie foto come una macchina da guerra tutto il giorno.
Tre volte a settimana, la sera, mi alleno giocando a rugby, fondamentale ormai per me e per la mie psiche!
Adesso però la stagione matrimoniale è alle porte, il che significa che tra poco si scende sul campo di battaglia e la mia routine cambierà drasticamente, per fortuna!

Di cosa non potresti fare assolutamente a meno?

Del bello. Del mio bello ovviamente, quello che devo scorgere dove nessuno lo vede, quello dei miei ricordi, quello che proviene da una me che ancora non conosco. Non riesco a fare a meno delle persone, soprattutto di quelle che vogliono cambiare, quelle curiose, che non si stancano mai di essere alla ricerca di sé, anche nel loro piccolo e strettissimo mondo. Non riesco a fare a meno della sincerità, la trovo molto più affascinante delle parole non dette e più di questo non riesco a fare a meno dell’affetto. Per capirci, se non mi accarezza qualcuno per un paio di giorni sembra che mi sono ammalata di qualcosa.
Di niente insomma!

Com’è nata la tua passione per la wedding photography?

Si tende a pensare che la fotografia matrimoniale sia semplicemente un modo come un altro per approfittare economicamente di un evento organizzato in pompa magna.
Io me ne innamorai già quando ci guadagnavo solo 2 soldi, perché ho visto fin da subito il matrimonio come un evento irripetibile che mi investiva di una grossa responsabilità, perché quelle foto sarebbero state tramandate, riviste, sfogliate nella storia, forse per sempre.
In più, antropologicamente parlando, è uno studio sul campo interessantissimo: la Fiera dell’Umanità!
Tutti cercano di dare il meglio di sé, ma sono tutti un po’ alterati rispetto alla loro quotidianità con i loro vestiti composti, il trucco perfetto, i cappelli eccentrici ed è proprio da questa alterazione che nascono gli scatti migliori! Ai matrimoni si ride di più, si piange di più, si ama di più… è tutto un “più” di cui non voglio più fare a meno. Se ci metti poi una coppia di sposi che riesce a fidarsi di te tanto da esprimere liberamente il suo personalissimo amore: YOU WIN!

Qual è il progetto di cui vai più orgogliosa?

Sono molto affezionata sia al “Giardino dei ricordi” sia a “Listen to yourself”, due progetti legati uno alla me bambina, l’altro alla me del futuro.
Sicuramente però il progetto di cui andrò più orgogliosa deve ancora nascere.

Intervista a Chiara Cammarata: il lato creativo della wedding photography (e non solo)

Qual è la tua più grande fonte di ispirazione quotidiana?

Un cocktail composto da tanta musica (adesso sto ascoltando Donny Hathaway, album “Someday we’ll all be free”), grandi autori del cinema (quelli bravi a coniugare lo studio sull’essere umano e l’inquadratura meno scontata ma più efficace), libri di poesia (ultimo acquisto “Due Punti” di W. Szymborska) e soprattutto tanta Natura.

Intervista a Chiara Cammarata: il lato creativo della wedding photography (e non solo)

Cosa vuoi fare da grande?

Vorrei tanto fare quello che mi renderà felice da grande.
Non viviamo più in un’epoca in cui a trent’anni possiamo vedere chiaramente lo scorrere del nostro futuro, io lo sto costruendo nel mio oggi per diventare la fotografa che vorrei essere domani, ma questo non mi impedirà un giorno di avere altre priorità.

Qualche spoiler sui tuoi prossimi progetti?

Non vorrei parlare del mio profondo desiderio di partire lontano per un viaggio introspettivo e, quindi, fotografico alla fine di questa stagione matrimoniale, ma l’ho appena fatto.


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